L’articolo di cicloweb sulla terza tappa si concludeva con la significativa frase che vi riporto:
“L'attenzione e la speranza è tutta concentrata su Wouter Weylandt.”
Noi purtroppo sappiamo che quella speranza è stata vana.
Questa la dichiarazione del Dottor Tredici che è intervenuto per cercare di salvargli la vita:
«L'abbiamo trovato già in stato d'incoscienza, con una frattura della base cranica e del frontale piuttosto estesa, il massiccio facciale compromesso. Abbiamo tentato una rianimazione facendo tutto quello che si doveva fare, ma dopo 40 minuti abbiamo dovuto sospendere le operazioni, col conforto del 118 sopraggiunto che ci ha detto che era inutile insistere con le operazioni. Nonostante il soccorso immediato non c'è stato nulla da fare»
Oggi vicino a Chiavari si è fermata la giovane vita di questo ragazzo; oggi questo sport durissimo e antico ha preteso il suo tributo di sangue, il quarto nella storia del Giro d’Italia, e un altro nome che non possiamo dimenticare è quello di Casertelli che la vita l’aveva persa nelle strade del Tour.
Spesso dimentichiamo che questo sport è quello meno simile ad un gioco tra molti sport che si praticano a llivello diffuso. Non basta una belle bicicletta e una preparazione fisica curata, occorrono anche livelli di concentrazione che spesso il “circo mediatico” non aiuta a mantenere.
Lungi da me dare colpe agli organizzatori del Giro, speculando su una simile tragedia, ma credo che i clamori e la ribalta che sommerge a volte i protagonisti non dovrebbe mai prescindere dal pericolo a cui questi atleti si sottopongono durante le corse.